Incendio Peschici

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Il fotoreporter ligure Antonio "Micche" Ferretti STRONCATO DA UN MALORE SUBITO DOPO LE FOTO ALLA PARTITA "GENOA-FIORENTINA".

Vittima degli stress di una professione sempre più precaria? Commozione tra i colleghi dell'Assostampa della Liguria.

Antonio "Micche" Ferretti, 59 anni, fotoreporter freelance genovese è morto stroncato da un malore mentre tornava a casa dopo aver coperto la partita Genoa-Fiorentina di ieri sera. Lo hanno trovato i carabinieri, poco prima dell'alba di oggi, all'interno della sua auto accostata lungo la statale n.45, la strada che lo stava riportando a casa nell'entroterra di Genova. Secondo gli inquirenti, ai primi sintomi del malore il collega ha avuto il tempo di fermare l'auto prima di perdere i sensi e morire. > Ieri sera "Micche" Ferretti, secondo fotoreporter e cronisti che erano con lui allo stadio, era sembrato molto preoccupato dalle difficoltà fatte piombare nella sua vita dalla sempre più grave crisi del settore professionale. > "E’ morto “solo”, come solo era nel suo lavoro, come soli nonostante cosa si cerchi di fare per il mondo free lance sono molti colleghi free lance. E’ morto “solo”, come solo era nel suo lavoro, come soli nonostante cosa si cerchi di fare per il mondo free lance sono molti colleghi free lance" hanno scritto oggi in un comunicato di cordoglio Luca Zennaro e Marcello Zinola dell'Assostampa della Liguria, ricordando che una morte simile è toccata, pochi mesi fa, anche ad un altro collega. > "Non ci sono molte parole per raccontare una morte bianca del mondo giornalistico di cui pochi parleranno e della quale presto nessuno si ricorderà. Sarà un fatto di cronaca. Appunto di morti bianche sul lavoro " hanno sottolineato Zennaro e Zinola " Antonio viveva i ritmi del lavoro autonomo: corri, corri, corri per vivere, per vivere tu e la tua famiglia. Per sopravvivere perché la concorrenza è spietata, perché c’è la crisi e la solidarietà è messa in crisi dal costante depauperamento del pagamento del lavoro autonomo, dalla necessità di lavorare e di farlo anche sottocosto, a prezzi stracciati sino a quando si straccia la vita.Un mondo quello del fotogiornalismo che dovrebbe essere a pieno titolo riconosciuto anche dai colleghi giornalisti “classici” e, più in generale, quello del lavoro autonomo per il quale qualcosa è stato fatto, ma molto c’è ancora da fare. Rimanendo nell’alveo della Fnsi, unica strada per cercare di dare piena dignità, non solo professionale, a questo tipo di lavoro giornalistico". "I problemi cardiaci - hanno fatto notare i due dirigenti sindacali liguri - sono diventati ormai una malattia professionale, anche se naturalmente non è riconosciuta o disconosciuta come del resto, come dimostrano cause e vertenze, anche la professione del fotogiornalista, spesso malpagata e bistrattata. Ci sono giornalisti e fotogiornalisti vittime del loro, nostro lavoro, su fronti difficili come le guerre e le mafie. E ci sono morti sconosciuti, fantasmi, del lavoro di ogni giorno". "Chissà forse per Antonio è giunta solo la sua ora - hanno concluso Zennaro e Zinola - ma sulla sua “ora”, a sentirlo parlare anche ieri sera, pesavano e hanno pesato lo stress dovuto alla mancanza di lavoro, alle difficoltà di tasse e oneri vari ai quali fare fronte ogni giorno: problemi comuni a tutti. Ma da stanotte con un morto in più".

Fonte: Amedeo Vergani, presidente del Gruppo di specializzazione dei giornalisti dell'informazione visiva, Associazione lombarda dei giornalisti. > > Milano, 29 ottobre 2009